The Floating piers, l’arte della critica

di Giorgia Salerno

 

Della grande opera di Christo si è già detto tutto (forse anche troppo).

The Floating Piers, una passerella di 3,5 km sul lago d’Iseo, ha scatenato polemiche, critiche e dibattiti sul ruolo e sul valore dell’arte oggi.
Critica su critica, dibattiti su dibattiti, l’opera dell’artista bulgaro ha raggiunto un milione e mezzo di visitatori e 50 milioni di indotto su territori che diversamente non avrebbero avuto questo richiamo turistico.
Nell’immaginario collettivo, e per gli addetti ai lavori (ahimè), forse (e lo diciamo sottovoce) vi è ancora l’idea che l’arte debba essere qualcosa di elitario, rivolto ai pochi che possono e sanno accedere ai misteri dell’arte. Come se la presenza di migliaia di spettatori ne sminuisca il valore.

Diverse, infatti, sono state le critiche mosse anche da storici e critici d’arte.
Un evento d’attrazione turistica di massa travestito da opera d’arte, questo piu’ o meno e’ stato il pensiero piu’ comune camuffato con i “se e ma, Christo avrebbe dovuto, .. avrebbe potuto…” nemmeno fosse stato l’altro Cristo, quello senza accento sulla o.

Non sono mancati nemmeno i commenti sui fruitori di questa grande impresa, definiti accaldati, sudati, poco gradevoli esteticamente e con un outfit di cattivo gusto.

Christo, artista internazionale e stimato per le sue grandissime imprese dagli impacchettamenti dei monumenti alle installazioni ambientali, realizza in Italia (non è la prima volta dopo Spoleto nel 1968, Milano nel 1970 e Roma nel 1974) una grande installazione, autofinanziata che porta migliaia di turisti e la medio alta borghesia italiana (o presunta tale) lo snobba definendolo un lavoro pressoché inutile, che non ha a che vedere con l’arte e con quel valore artistico di cui improvvisamente diventano tutti esperti e appassionati nonché grandi difensori (gli stessi che non pagherebbero volentieri il biglietto per l’ingresso di un museo d’arte contemporanea e famosi per il ‘lo potevo fare anche io’ ).

Dunque tra arte si e arte no, la controversia di fondo e’ immutabile da secoli nella storia dell’arte e dell’estetica indagando sul ruolo morale ed educativo dell’arte.

Già Denis Diderot analizzo’ e differenzio’ due tipologie di opera d’arte, una come espressione rigorosa della realta’, riproduzione della natura in quanto perfetta, composta dall’insieme armonico di figure e forme e una espressa dal suo contenuto, dalla sua anima, dallo spirito, pertanto da cio’ che comunica.

Non ci addentreremo sull’idoneità di queste due forme d’arte, ne valuteremo se ve ne sia una corretta ed una errata ma, seppure in chiave  tradizionalista gli studi diderodiani sono ancora attuabili alle nostre riflessioni e alla passerella di Christo.

‘La passerella’ rimarrà, di fatto, una passerella galleggiante (e anche qui bisognerebbe approfondire la perfezione ingegneristica di un progetto di queste proporzioni) ma il coinvolgimento di chi la ha attraversata,  le emozioni scaturite da un atto insolito, come passeggiare sulle acque di un lago (e si anche cimentarsi in ore di fila) possono ben rientrare nella definizione d’arte poetica come definita da Diderot per cio’ che trasmette e dona a chi ne fruisce.

Christo ha raggiunto il suo obiettivo portando la gente comune dentro la sua opera anche se solo per curiosità, per passare una giornata diversa e come da lui suggerito lontana dal centro commerciale.
Un’esperienza artistica aperta a tutti, gratis, facile e comprensibile a tutti perché non c’è molto da dover comprendere ma solo da vivere.

Un sogno progettato già dal 1970 da Christo con Jeanne Claude, compagna di una vita e alla quale the Floating Piers e’ dedicato.

La bellezza ci salverà (ma non dalle critiche).

 

 

© photo ContemporArea
© text    G S 

 

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