Magliano, Monastero di San Bruzio

Magliano, Monastero di San Bruzio

Poco distante dal centro storico di Magliano, passando dalla strada principale si scorge in lontananza una struttura in pietra che si erge nel mezzo della pianura Toscana.

Nella campagna assolata fra le diverse tonalità di verde dell’erba, delle piante e dei pochi arbusti, del giallo dei girasoli bruciati dal sole in contrasto con lo sfondo ceruleo del cielo, permeato da nuvole sparse, sorge ciò che resta della chiesa di San Bruzio.
La canonica di San Tiburzio fu fondata nel XI secolo dai monaci benedettini. La chiesa romanica si presentava con una pianta a croce latina ma della quale oggi rimane solo l’abside semicircolare e parti del transetto.

Ad un occhio avvezzo ai ruderi e rovine tipiche del nostro patrimonio culturale non dovrebbe sorprendere la vista della chiesa di San Bruzio, eppure, nonostante i pochi resti della struttura la sensazione che si avverte è di stupore e paradossalmente di solidità per le sue imponenti dimensioni oltre che di estrema serenità per l’atmosfera schietta e sincera e per il torpore del contesto in cui si trova.

La chiesa si mostra semplice nelle sue linee e solida come una fortezza, come se fosse li da sempre e come se li per sempre dovesse rimanere, trasmettendo pienamente la grande importanza religiosa fin dalla sua costruzione.

Una delle principali leggende sul monastero di San Bruzio vuole che li si recasse a riposare il Destino e che chiunque di cuore puro avesse avuto la fortuna di incontrarlo avrebbe potuto chiedergli di realizzare qualsiasi desiderio. Si narra che una giovane donna chiese al Destino di salvare la vita in pericolo dell’uomo che amava. Il Destino esaudì il desiderio della donna donandole la vita del suo innamorato ma poco dopo la donna in lacrime tornò da lui per chiedergli di realizzare un altro desiderio quello di toglierle la vita che prima le aveva donato per il suo uomo perché dopo averlo  salvato da lui era stata abbandonata. Il Destino realizzò anche il secondo desiderio della donna e da quel momento si dice che la notte si può udire un lamento, quello del giovane che supplica invano e in eterno di riavere la sua amata perché il Destino non può esaudire i desideri dei cuori vigliacchi e impuri.

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